ENERGIE DI INTERNI

L'energia del patrimonio culturale

Quando Lutero ha visitato Milano, l'attrazione turistica che ha destato più sinceramente la sua meraviglia è stato l’impianto di igienizzazione dell’Ospedale Maggiore. Oggi il palazzo è oggetto di ammirazione per la bellezza delle sue forme quattrocentesche, ma ciò che colpiva i testimoni allora, nel corso del Rinascimento, era l’efficienza dell’impianto idraulico. Tendiamo spesso a dimenticare che i lasciti monumentali, al momento della loro realizzazione, sono stati capolavori di innovazione tecnologica. Basti pensare all’impianto di filtro e distribuzione dell’acqua del Palazzo Ducale di Urbino o al sistema di aerazione e «condizionamento» della Zisa di Palermo. Ancora oggi le soluzioni di climatizzazione del Medioevo siciliano mettono in imbarazzo i restauratori... Per legge, infatti, ogni intervento di ristrutturazione è tenuto a rispettare un insieme di criteri di ottimizzazione energetica che finirebbero per imporre sostituzioni o trasformazioni alle infrastrutture originali: l’avanguardia dei secoli scorsi non è più tale ai nostri giorni. Ma per questa ragione dovremmo rassegnarci a sventrare gli edifici storici, fino a perdere di vista la loro configurazione iniziale? E viceversa: dovremmo rinunciare a ogni comfort durante la visita, pur di conservarne l'aspetto primigenio?

Migliorare, conservare, innovare il patrimonio culturale

La nuova direttiva del Ministero dei Beni Culturali sul miglioramento dell’efficienza energetica nel patrimonio culturale cerca una difficile mediazione tra questi estremi. Il cardine su cui bisogna tenersi in equilibrio è la convinzione che sia impossibile «una vera conservazione senza riutilizzazione del bene architettonico», in obbedienza alle considerazioni della Dichiarazione di Amsterdam del 1975. In altre parole, è inutile salvaguardare l’integrità degli edifici storici se i visitatori non possono esplorarli, o se sono sottoposti a condizioni di disagio durante l’escursione (siano lì per studio, per cultura o per semplice piacere).

Un esempio virtuoso: Casa Artusi, il museo del cuoco per eccellenza

Gli esperti del Ministero individuano quattro generi di comfort relativi alle condizioni termiche, a quelle visive, a quelle acustiche e alla qualità dell’aria. Il compito del restauratore è garantirli attraverso una serie di interventi che partono dalla diagnosi energetica dell’edificio, con lo scopo preliminare di verificare le caratteristiche degli impianti esistenti. Infatti, in molti casi gli accorgimenti architettonici originali sono una traccia ideale su cui progettare le opere di miglioramento energetico. Lo mostrano alcuno progetti esemplari, citati nel documento, come quello eseguito sul complesso museale di Casa Artusi (sì, proprio quella del cuoco più famoso della storia) a Forlimpopoli. Il valore estetico delle mura esterne del Trecento ha consigliato di intervenire con l’isolamento del perimetro interno dell’edificio; sono stati sostituiti i serramenti, con infissi in legno e un doppio vetro bassoemissivo; è stata chiusa parte dei portici nella corte, realizzando una serra vetrata. Si è così ridotta al minimo l’invadenza dei materiali di restauro, si è assicurato il contenimento termico (con accumulo invernale e dispersione estiva), si sono prodotte schermatura e captazione luminosa.

Le stesse finalità sono state raggiunte nel Palazzo Mozzi Bardini di Firenze. La costruzione di una nuova ala museale ha offerto l’occasione per sostituire il vecchio lucernario di plastica con una serra solare in policarbonato, capace di ridurre gli effetti di abbagliamento. La luce solare è stata filtrata con una pellicola protettiva che riduce la radiazione ultravioletta. La copertura è stata isolata all’esterno, e accompagnata da un doppio sistema di ventilazione.

L'energia apre quindi una nuova dimensione nella riflessione concettuale sul significato dei beni storici, a partire dal pragmatismo necessario agli interventi di restauro: la cultura non serve ad alimentare se stessa, ma ad accogliere tutti. Anche chi entra in un museo solo perché ha sbagliato indirizzo.

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