UOMINI E APPARECCHI

Innocenzo Manzetti, il Leonardo della Valle d'Aosta

La storia delle invenzioni e delle scoperte annovera molti personaggi famosi, ma è stata scritta anche grazie al contributo di brillanti ideatori che, per destino o circostanze storiche, restano poco noti, se non addirittura sconosciuti, pur avendo offerto alla propria epoca straordinari contributi. Innocenzo Manzetti non è un inventore celebre, ma fu un uomo dalla incredibile poliedricità, una mente geniale del suo tempo, cui si devono molte ingegnose ed affascinanti invenzioni, tra cui il telefono.

Innocenzo Manzetti: la vita, l'uomo 

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Innocenzo Manzetti

Innocenzo Manzetti, nato ad Aosta il 17 marzo 1826, fu un creatore e innovatore in campo tecnico, scientifico e artistico. Fu ingegnere, cesellatore, musicista, calligrafo, straordinario meccanico, esperto di acustica, d'idraulica, di elettricità, e di astronomia. Uomo intraprendente ed attivo, di intelligenza polimorfa e dotato di straordinaria creatività, incarnò la figura dell’inventore a tutto tondo e per questo spesso venne definito il “Leonardo della Valle d’Aosta”. La stampa e i curiosi impazzivano per le sue invenzioni, così come la comunità scientifica che, all’epoca, seguiva con interesse i suoi avvincenti progressi. Le sue creazioni erano definite come strabilianti e stupefacenti, sia che fossero opere scaturite dal suo acume e dalla sua immaginazione, sia che fossero perfezionamenti di invenzioni altrui, che sempre riusciva a migliorare. All’eccezionale ingegno si univa una grande abilità pratica, che lo portò a costruire anche dispositivi di utilità quotidiana. Morì il 15 marzo 1877, a soli 51 anni, senza aver avuto modo di lottare per ottenere la paternità della sua più grande invenzione: il telefono.

Le invenzioni di Innocenzo Manzetti

Ebbene sì, il primo vero inventore del telefono, l'apparecchio che rivoluzionò la comunicazione dell'era moderna, fu proprio Innocenzo Manzetti. Realizzò un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già nel 1865, con anni di anticipo rispetto alle opere create da Antonio Meucci (1871) e Alexander Graham Bell (1876), che oggi vengono universalmente riconosciuti come gli ideatori del telefono. Negli anni tra il 1849 e la presentazione ufficiale del suo prototipo, Manzetti si dedicò allo studio di fenomeni legati all'elettricità e scoprì che, collegando un magnete ad un misuratore d'intensità elettrica tramite un filo di rame, la sua voce, per un attimo, riusciva a far muovere l'ago dello strumento. Ciò permise all'inventore di proseguire nelle sue ricerche e di approdare al primo prototipo di apparecchio telefonico. Già nel 1861 riuscì a trasmettere distintamente a due chilometri di distanza il suono della voce e un brano musicale. Ne parlò la stampa nazionale ed internazionale. Lo stesso Meucci conosceva bene l’invenzione del connazionale, infatti dichiarò ad un giornale americano: «Io non posso negare al sig. Manzetti la sua invenzione», e sottolineò la minor perfezione del proprio prototipo rispetto a quello del genio di Aosta. L’apparecchio di Manzetti, infatti, era dotato già di una sorta di cornetta per convogliare il suono della voce, mentre la macchina di Meucci prevedeva che, per parlare, si dovesse stringere tra i denti una "barretta di contatto". In ogni caso, né Meucci né Manzetti riuscirono a brevettare la loro creazione. È ormai accertato che l'americano Bell raggirò Meucci brevettando nel 1876 un apparecchio telefonico identico a quello progettato dall’italiano, i cui disegni erano scomparsi tempo prima. Nonostante numerose azioni legali, non cambiò nulla in favore di Meucci e il primato ufficiale fu storicamente assegnato a Bell, che depositò il brevetto per primo. L'11 giugno 2002, il Congresso degli Stati Uniti ha riconosciuto a Meucci la paternità dell’invenzione, ma la Storia, concentrandosi sulla disputa tra costui e Bell, sembra aver dimenticato il primato di Manzetti, nonostante all’epoca fosse ben noto. È attestato, infatti, che due americani sottrassero, con l’inganno, alla vedova Manzetti tutti i progetti e i disegni del primo telefono della storia. Forse un giorno il primato potrà essere riassegnato, debitamente, a Innocenzo Manzetti, che potrà così, finalmente, ottenere il posto che gli spetta tra gli inventori famosi, oltre che straordinari.

Tra le altre opere d’ingegno più note di Innocenzo Manzetti, si ricorda il primo automa della storia in grado di riprodurre realmente un’attività umana complessa. Nel 1840, Manzetti costruì un automa in grado di suonare il flauto, che non si limitava, come i suoi predecessori meccanici, a mimare l’atto di suonare, ma era in grado di riprodurre realmente alcune melodie. Il sofisticato meccanismo funzionava tramite un sistema ad aria compressa ed un programma inciso su un cilindro rotante, come quello dei carillon. L’automa produceva il suono, soffiando dalla bocca l’aria nel flauto e utilizzando le mani meccaniche come un vero musicista. Era in parte costruito con un particolare tipo di plastica, anch'essa realizzata da Manzetti. Lo sbalorditivo suonatore meccanico, giudicato avveniristico per l'epoca, è considerato il primo motore pneumatico mai realizzato. Sempre in tema di esperimenti sulle macchine automatizzate, è degno di nota anche un pappagallo in legno, in grado di volare per oltre due minuti in autonomia. Manzetti creò anche strumenti meno mirabolanti, ma di concreta utilità, come una macchina per fare la pasta, brevettata nel 1857 e poi ceduta per una somma irrisoria a una ditta inglese, un orologio che poteva essere caricato una sola volta all'anno e un pantografo dalla precisione millimetrica, in grado di riprodurre qualsiasi oggetto: con esso Manzetti incise un medaglione con l'immagine di Pio IX su di un grano di riso.

In ambito meccanico fu un maestro. Creò una pompa idraulica per lo svuotamento dei pozzi, di dimensioni molto più maneggevoli e di maggior efficacia rispetto agli strumenti pesantissimi ed ingombranti in uso all’epoca. Nel 1861 fu utilizzata con successo, durante l’allagamento delle miniere di Ollomont vicino ad Aosta. Qualche anno più tardi, nel 1864, Manzetti presentò al pubblico la prima autovettura a vapore in grado di circolare su strada. Una vera e propria antenata dell'automobile, una sorta di furgone a tre ruote, azionato da una caldaia. La sua versatilità spaziava in ogni campo e, nello stesso anno, realizzò anche un filtro naturale per la purificazione dell'acqua del torrente Buthier, che riforniva la rete idrica di Aosta. In un fossato scavato lungo il torrente, l’acqua veniva depurata attraverso pietre, ghiaia e sabbia. Inventò, inoltre, uno speciale cemento idraulico, brevettato nel 1877, con cui qualche anno prima aveva fatto costruire la casa ad Aosta che ancora oggi riporta una targa commemorativa che cita l’inventore e la sua opera.

 

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